Fatto. O per lo meno, fatto il primo passo. E' già qualcosa. Ho avvisato che non ne voglio sapere più di questo lavoro. Ora dovrò scrivere la lettera di dimissioni, e tra poco più di un mese abbandonerò definitivamente. A volte mi chiedo se ho fatto la cosa giusta. ma credo di guadagnarci molto in salute, se non in termini economici.
Sono conscia che la situazione è difficile. Sono conscia che il lavoro che farò al posto di quello che lascio non è sicuro e che rischio di passare mesi senza lavorare. ma mi da molto di più, mi piace di più, mi lascia anche del tempo per me, mi permette di studiare e ampliare gli orizzonti. Non sarà tutto oro, ma lo preferisco.
E soprattutto, a 26 anni sono stanca di non poter sognare o aspirare a qualcosa di meglio di un ufficio che mi abbrutisce. Ho sempre cercato di fare contenti gli altri con le mie scelte. Ora voglio iniziare a pensare a me. Ci sono tante cose che vorrei provare a fare. Le traduzioni. Il dottorato. I viaggi.
Ritorno a mettermi in gioco dopo tanto tempo. E voglio decidere io come giocare.
A lode e gloria dello scorso venerdi. Mick Harvey ha tenuto un concerto a Firenze. Il concerto è stato splendido. Atmosfera raccolta, un centinaio di persone. Silenzio assoluto, voglia di assaporare le note. Un concerto vibrante. E'durato troppo poco. Lo avrei ascoltato per ore, adoro quei crescendo delle sue canzoni, questa sottile angoscia e oscurità che trasmette.
Un plauso a tutto l'ensamble che suonava con lui, gli altri due bad seed James Johnston alla tastiera e chitarra e Tomas Wydler alla batteria. E soprattutto un plauso a quel fenomeno della contrabbassista, Rosie Westbrook. Meravigliosa. Un fuscello di donna, sarà pesata 20 chili. 20 chili di passione e bravura. Bravissima. Splendida.
Mick Harvey ha suonato nell'ambito di Fabbrica Europa. Fabbrica Europa rimane una delle poche manifestazioni culturali (tra quelle "importanti") interessanti a Firenze. Si, secondo me ha delle pecche e forse era un po'più interessante qualche anno fa, ma sinceramente, visto l'immobilismo di Firenze, mi par grasso che cola. Se non altro ci prova a fare cultura. E mi viene da pensare, poi, che finchè ci sarà Fabbrica Europa sarà salva la stazione Leopolda. Che è un luogo meraviglioso, uno spazio architettonico di tutto rispetto. Spazio che andrebbe usato ben più di una volta l'anno. Ma questo è il male di Firenze, città ferma a specchiarsi sull'Arno, città che sembra una donna bellissima e sciocchina, che si accontenta di rimirare la sua beltà senza usare il cervello ed il cuore, che ha quasi paura quando senet che il cuore ed il cervello ce li ha. Il male di Firenze è dormire questo suo sonno di bella addormentata, senza sperare nemmeno in un bacio di un principe che la risvegli. Anzi, volta la testa a quel bacio. Infondo lei sta bene così. Firenze è un museo a cielo aperto, si sente dire. E imbalsama così chi ci vive ochi la vive. Firenze ha avuto dei guizzi. Il recupero dell'Anfiteatro delle Cascine. Lo spazio delle Murate, con proiezioni di film, conferenze, musica dal vivo...Poco altro, poi. Ed ora l'Anfiteatro è stato di nuovo abbandonato a se stesso, ed il parco delle Cascine è tornato invivibile. Le Murate sono state chiuse. E perchè?Per farne degli appartamenti. Ma per questo scempio non invochiamo il nuseo a cielo aperto? Quello era un ex carcere! Dovevav essere preservato e quanto meno lo spazio cinema-musica-baretto non era invasivo. Gli appartamenti si, gli cambieranno il volto. Ma il dio danaro val bene uno spazio mal destinato.
Firenze sogna, diceva una vecchia canzone dei Litfiba, che come nessuna descrive bene la città e la maggior parte dei suoi abitanti "mentre pregano che dio gli salvi l'uscio e la bottega".
Eppure le idee ci sono, la voglia anche. A quando la sveglia della bella principessa?
Giornata uggiosa. Uggiosa per il tempo. Ovviamente non riesco mai ad azzeccare il modo in cui vestirmi. Mi sveglio toppo presto e sto troppo lontana dalla meta finale per sapere che diavolo di temperatura farà a Pisa alle 9 del mattino. Uggiosa perchè sono rinchiusa in questo ufficio a fare un lavoro di cui non mi importa nulla, che non da prospettive, che mi avvilisce e mi abbrutisce. Perchè ci resto, allora. Forse mere questioni di sopravvivenza, di soldi per poter avere libertà di azione, il cercare di stare fuori di casa il più possibile, il voler tirare sempre la corda al massimo perchè non mi sono concesse sbavature. Senzo di colpa del cazzo, con tutto il rispetto. Uggiosa perchè ieri le condizioni "verbali" accordate tra me e i miei datori di lavoro, guarda un po', sono improvvissamente cambiate. Beh, cambiano quelle scritte, figuriamoci quelle orali. E ora devo parlare col mio sgradevole e poco conciliante "padrone", per vedere se riusciamo a raggiungere un accordo sulle mie supposte ferie. Che spenderò a lavorare con il turismo. Che è il lavoro che mi interessa e non posso certo permettermi di non fare i tour, altrimenti per me sarebbe veramente un anno buttato vie. Uggiosa perchè sono tornata da poco da Lisbona, e tutte le volte che torno ho una settimana di passione e di dolori. A volte mi chiedo perchè ci ritorno. A volte mi chiedo perchè quando raggiungo una calma apparente (molto apparente) non stacco tutto e me ne sto a casa mia. E invece no. E quando torno è questo strazio, di ambizioni frustrate, di distacchi dolorosi, di lunghi addi e tormenti, di insicurezze che tornano fuori, di tristezze cosmiche. Mi manca. Mi manca. Mi manca. Mi manca la sua presenza, il suo sostegno, la sua voce. Mi mancano anche le nostre discussioni. E chiaramente, quanto più mi manca, tanto più lui sparisce.O forse sono io, che sentendone più bisogno che in altri momenti, noto di più la sua assenza. Sono stanca di vivere una vita a metà. Sono stanca di strappare 4 giorni di presenza a tre mesi di assenza. Sono stanca di telefonate fatte sempre nei momenti sbagliati. Nonostante gli anni passati insieme, a queste condizioni devastanti, nonostante lui continui a starmi accanto, nonostante le professioni d'amore, ho paura di perderlo. Ho paura di non superare il tempo e lo spazio. Ho paura che si assesti su qualcosa di più facile. Ho paura della sua incostanza, del suo mancato principio della non contraddizione. A volte mi chiedo come abbiamo fatto a stere insieme tutto questo tempo. A volte mi chiedo perchè diavolo continuiamo...talmente diversi in tutto. Con me, pesante e poco tollerante, e lui, che sembra vivere di effimeri contatti sociali. Odio le sue notti in giro. odio quando mi costringe a farle. odio i posti dove va. odio quando mi ci porta. dio la maggior parte delle persone che frequenta. E' buffo a pensarci. Per due anni ho ingoiato presenze che non mi andavano a genio, per svariati motivi, ipiù per motivi puramente caratteriali. Ho cercato di sorridergli. Non mi è mai venuto bene. Quando sorrido a che vorrei mettere in un happy rieducational gulag mi si stampa in faccia un ghigno satanico. Non è confortante per chi lo vede. Poi non ho più sorriso. Ho iniziato ad ignorare schiere di completi imbecilli vuoti di qualsivoglia pensiero ed ambizione. Mi sono sentita dire che sono troppo selettiva, che dovrei conoscere meglio le persone per ignorarle. Perchè sprecare tempo prezioso se SO A PRIORI per certi discorsi, comportamenti, dichiarazioni di intenti, che la suddetta persona non mi va a genio. Ora è lui che quasi si scusa di conoscere certe persone che a me non vanno giù. Sispertica a dire che sono conscenti e non amici, che capita di uscire insieme perchè sono della stessa terra, che lo vengono a cercare. A volte sorrido. Come scuse reggono poco. Io non esco con tutti gli italiani di Lisbona perchè veniamo dalla stessa terra. Anzi, Io gli italiani li evitavo come la peste. Gli italiani con cui esco me li sono scelti bene. Però è quasi tenero. Quasi cercasse di non deludermi. Come a volte io faccio con lui, fingendo un'indipendenza sentimentale inesitente, una vita di sorrisi. salvo poi avere crisi depressive di dimensioni colossali quando vado la. Stiamo cercando di venirci incontro o semplicemente di fingerci adatti l'uno a l'atra?Mi manca mi manca mi manca...
Ecco, uno se ne va via per 4 giorni per ripigliarsi un po'dal lavoro e dai casini imperanti della vita. E può goderseli questi agognati 4 giorni? Ovviamente no.
Ebbene si, cari i miei piccoli lettori. Gastrite da stress. che ovviamente ha la meravigliosa idea di spuntare in tutta la sua violenza quando sono al limite umano delle mie forze e quando stacco, perchè quando stacco mi rilasso e quindi il mio fisico può ribellarsi.
E poi al rientro sul lavoro bisogna anche essere presi per il culo, sentendosi dire dal proprio capo (che è una delle cause maggiori del mio malessere) "ma che si stressa a fare, lei che è giovane!Non ci si stressa alla sua età!!Si rilassi, vada un po' al mare!!"
...Datemi un martello...