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MisuraImmodestia

Avete supportato i miei delirii ben *loading* volte
giovedì, 24 aprile 2008

MEME(NTO MORI????)

 

Meme. Io fino a poco tempo fa ne ignoravo l’esistenza ed il significato, di questa parola. Meme? Cos’è? E’ tipo “acqua” detto da un infante? Mah!

Poi alla fine i miei due neuroni hanno connesso: è “me – me”, tipo “io – io”. Un giuocariello dove si dicono alcune cose su se stessi (tanto perché l’egocentrismo e l’autocelebrazione  non fanno nemmeno parte di me) e poi si gira la palla ad altri ignari astanti. Che si spera ti considerino, per lo meno.

E allora ecco, io ringrazio il Digito, che mi permette di fare il mio primo meme. E questo meme dice di indicare 6 cose che mi piacciono.

E allora comincio con a me me piace:

1) A me me piace… Lisbona.

Il mio più grande amore. Non amerò mai nessuno come quella città. Mi è entrata nel sangue e mi manca come l’aria. Distante e lontana, è più di un anno che non la vedo. Un tempo incredibile, incommensurabile per me che ogni due mesi ero là. E’che lei torna prepotente. E mentre guardavo delle cose mandate via mail da alcuni amici che abitano li, mi si è stretto il cuore. Pensando a lei. Alle strade, ai rumori, alle voci, agli odori, a Praça do Carmo. Ai caffé o le birre nel tardo pomeriggio. Alla musica del suo scorrere con me. E ditemi che questo non è amore!

 

2) A me me piace…Il mare.

E’ un po’ un corollario di Lisbona. Si, lo so…Lisbona è sul fiume. Ma è talmente grande che sembra mare.

Il mare mi rilassa, mi ritempra, mi riempie. Mi libera da tutti i pensieri, mi lascia in sospensione. Più del volare, il rimanere nell’acqua, sospesi, sospinti, liberi da tutto.

E poi il mare è l’infinito. E’ poter vedere finalmente l’orizzonte. La linea dell’orizzonte senza niente altro davanti. Il mare è la vita. Prima o poi mi trasferirò sul mare. A Livorno, voglio andare.

 

3) A me me piace…Viaggiare.

Bella forza, eh? A chi è che non piace?

E’ per il viaggio che ho scelto il mio lavoro. Per lo meno, la parte che riguarda l’accompagnamento. Io mi sono sempre definita una nomade stanziale: non mi piace il viaggio dove in 10 giorni si vedono mille cose. Io ho bisogno di tempo. Mi devo fermare. Vedere. Assaporare. Capire il ritmo del posto. Mischiarmi con la gente. Scambiare uno sguardo, un sorriso, un’intesa con loro. Arricchirmi con la loro cultura.

Come diceva de Andrè, per la stessa ragione del viaggio, viaggiare.

 

4) A me me piace…Il fuoco.

Non in quanto elemento, anche se mi piace pure quello. Il fuoco come passione. Anche se non sembra, sono sanguigna e passionale. In tutto quello che faccio devo sentire la fiamma, l’ardore, devo sentire bruciare. Mi sono scottata, mi sono bruciata, perché ancora non so prendere le misure. Ma che ,misure puoi prendere con il fuoco? Se lo misuri lo imbrigli, lo limiti, lo controlli e muore. Mi brucerò ancora, spero. Il fuoco di un cuore che incendia la mente può fondere il ghiaccio del marmo bollente. Lo diceva Giovanni Lindo quando era ancora in se.

 

5) A me me piace…La musicalità dissonante.

Nella teoria della comunicazione le persone si dividono in tre tipologie: visivo, auditivo, cinestesico. Al corso per diventare guide turistiche ci fecero fare un test, per capire a quale di queste tipologie appartenevamo. Un mio collega arrivò diritto e senza ombra di dubbio a dire che io ero auditiva, per come usavo la voce, per un modo musicale che ho di parlare, per il fascino che ho per i suoni. Li per li non mi pareva. Ora dico che aveva visto più lontano di me.

Si, l’aspetto auditivo per me è tanto. Mi affascinano i suoni, le voci, i timbri. Mi piace ciò in cui riconosco una certa musicalità, spesso fatta di dissonanze. Anche nella musica vera e propria sono le dissonanze che mi prendono. Quel qualcosa che rompe la perfezione fine a se stessa. Un violino stridende. Un Hammond troppo forte. I bassi in controtempo.

E’ il particolare inaspettato che mi fa rimanere a bocca aperta, incollata a quel qualcosa. Me ne sono resa conto qualche sera fa, mentre parlavo con un ragazzo, completamente rapita dalla sua voce e dal suo leggerissimo ma per me chiaro accento laziale. “Non se ne accorge mai nessuno. Hai orecchio per queste cose”. E’che sono le sfumature che fanno il quadro, non i colori netti.

Gli studi che ho fatto, scopro ora di averli fatti soprattutto per i suoni. I suoni forti e taglienti, e così profondamente eleganti dell’inglese britannico. La musicalità profonda e affascinate del portoghese continentale. E’ tutta musica, questa. Con le sue meravigliose, irripetibili dissonanze.

 

6) A me me piace…Potermi fidare di qualcuno.

E’ per quello che adoro i miei amici. Perché mi posso fidare. E non capita spesso di potersi fidare. Mi capita sempre più raramente. E forse per quello, quando vedo una luce, che poi magari è solo un abbaglio, spicco il volo, apro le braccia e mi apro io. Sbagliando. Perché do tutte le armi per ferirmi a morte. Convinta che dai miei amici non verranno usate. A volte succede. Ma non erano amici, allora.

 

Ecco, sei cose che mi piacciono. Poi vabbè, ce ne sono anche altre. Ma sei ne dovevo dire, sei ne ho detto.

E ora devo girare la palla. Io la giro alla Sama, al buon Paolazzzi, allo Zanna, al ritrovato Scacchino (che mi odierà per i meme, ma tanto sta lontano…ahahah!!!!)…E basta. Non sono sei, ma abbiate pazienza, io mi devo far riconoscere.

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 14:05 | link | commenti (10)
categorie: fuoco, questo lo dico io, soddisfazioni personali, belle parole, son belle cose, lisboa meu amor
venerdì, 04 aprile 2008

IO DELLA VITA NON HO CAPITO NIENTE #4

Me lo diceva l'Autista, e quell'uomo ha sempre ragione (a parte quando dice du'cazzate).
Mai, mai, mai, MAI mescolare l'amicizia con altre cose. Mai andare a pescare tra gli amici, o farsi pescare dagli amici. Mai. Si rovina tutto.

Appunto. C'ho voluto battere la testa. proprio io, che gli amici vengono prima di tutto, che gli amici gli voglio un bene dell'anima ma per me poi son esseri asessuati...

Bella prova. Complimenti. Proprio una ganza. E soprattutto coerente, direi.

La verità è che io ho perso un amico. E non si torna indietro.
Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 18:43 | link | commenti (6)
categorie: fuoco, lamento, true life, io e gli omini
martedì, 01 aprile 2008

AL JAMAAL. Posso avere il tuo deserto?

10libia_sahara
Al jamaal vuol dire bellezza. La bellezza che lascia negli occhi la Libia.
Salvemini disse che la Libia è uno scatolone di sabbia.
E' un mare di sabbia dai colori abbaglianti. Un oceano di dune ocra e oro. Un respiro ampio che riempie la testa ed il cuore.
Il deserto. Sedersi su una duna e guardarsi intorno, respirando l'aria calda e secca. Guardare il desrto è come guardare il mare: finalmente si rivede l'orizzonte, lo sterminato. il vuoto, che poi è pieno. Qui siamo sovraccaricati di immagini: dove ti gir ti giri non puoi vedere il vuoto, non puoi vedere l'orizzonte. Solo davanti al mare puoi permetterti di riposare gli occhi. E solo nel deserto.
Guardare il deserto fa bene. Fa bene all'anima, purifica da tutti i pensieri, dalle scorie, dalla furia e dalla fretta. Fa ritrovare il tempo, uno dei beni più preziosi. Fa ritrovare il tempo per se stessi. Si vive ad un altro ritmo, per fortuna.
La terra desolata. Ma la waste land è forse più qui, è quella che io mi sento dentro. Nel deserto invece si rinasce, come fossimo piccole oasi.
E la gente libica. Di una bellezza incantevole. Una bellezza di anima. occhi grandi e limpidi, sorrisi e voglia di conoscere. Nonostante i problemi con l'idioma, i problemi di comunicazione.
Non è la bellezza dell'esotico quella che vedo. Io che in Libi sono oltremodo l'esotico che non hanno. E' la bellezza di un altro ritmo, un altro sguardo, un'altra innocenza che ci è quasi sconosciuta.
Lo sguardo. profondo e penetrante, fiero e indomito degli uomini del deserto. Quegli lunghi e neri, contornati da ciglia lunghissime, le sopracciglia inarcate, quegli occhi di una bellezza quasi imbarazzante. Quegli occhi puntati addosso.  sentirsi chiedere scusa perchè ti guardano. E io, atea come sono, ritrovarmi quasi a dirgli che se il suo dio ci ha dato gli occhi è proprio perchè questi guardino e vedano, e che vedano il bene. E che se lui vedeva del bene nel guardarmi, allora ne ero contenta.
L'umanità profonda e dil rispetto che ho trovato in questa gente mi stupisce. Ho cercato di rispettare la loro sensibilità ed i loro costumi. Mi sono quasi sentita male quando mi sono gettata nel lago in bikini, anche se era il più castigato che avevo. Mi sembrava di ferire la loro sensibilità. E mi sono scusata anche con la mia guida, che ha sorriso dicendo "Tu fai bene, devi sempre fare quello che ti senti, essere naturale. Ci insegni che dobbiamo abbassare gli occhi".
le sere a parlare, scoprire che c'è un concetto di umanità e fratellanza profondissimo,
Forse ho avuto fortuna, ho incontrato persone buone, illuminate, tolleranti e aperte. Ma soprattutto ho incontrato persone luminose.
Parlare per ore. Di tutto. Anche di religione. io che non credo in nessun dio e che credo, che voglio credere solo nell'uomo. Ma qui non c'è modo di slegarsi dalla religione, è una cosa radicata e profonda. Ma non c'è proselitismo. C'è scambio. Nessuno tenta di convincerti. Ed è bello vedere le cose con un'ottica completamente diversa.
L'arabo. Una lingua cantata, bella e difficile. Una grafia quanto meno affascinante. Imparare qualche parola. Riconoscerne altre che uso in portoghese.
Sentire sempre "inshalla", perchè qualsiasi cosa si faccia o succeda, l'uomo pone le basi, ma la cosa si fa se vuole dio. E ritrovarmi a dirlo anche io, mentre pianifico le cose con la mia guida, io che non ci credo, ma che prendo il loro ritmo e viaggio con loro e mi piace vedere la loro luce.
E spero di tornarci, in quel paese di luce e colori caldi e bruciati, di ocra e di rosso, di mare azzurro e civiltà diverse e intrecciate. Inshalla.

Agnesita ha avuto una buona parola per tutti alle 21:23 | link | commenti (6)
categorie: fuoco, soddisfazioni personali, si viaggiare, life abroad, bello il mio lavoro